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Arrivati ad una certa, dalla vita in giù è tutto piatto. Persino gli arti non stanno più eretti, non ci si regge più forse nemmeno all' in piedi.. ci vuole un altro bastone, un po’ diverso di quel che fu, seppur di legno. Di contro, l'altra metà del corpo funziona benissimo, sta dritta e all’ erta, risponde eretta e presente ch’ è quasi un piacere guardarla; dall' anima fino al cervello è tutta una vampata, di caldane a caldaia estrema, un fuoco di testosteroni che salgono e che scendono. È l’ anarchia degli anni-anta e degli ultra- antanni e dei loro anta-testosteroni, che quando girano da quelle parti lì sopra ( e dove vuoi che vadano, sotto è chiuso per fallomento) sono dolori e vapori. Ad esempio quando vanno proprio là, nell’anima, fanno anche piacere, perché posson far nascer certe furenti passioni molto più mistiche e poetiche di una volta, ma pur sempre travolgenti e gratificanti e a modo loro anche un po’ erotiche, perché no! Invece ed ahimè, quando purtroppo il tester-one decide di arrivare di gran lena anche al cervello, ti si cominciano a gonfiare certi depravati pensieri e la testa si fa rossa e turgida di vergogna; grossa e amara come la malva, calva ma mai sazia, che se fosse finanche saggia, perderebbe anche quella -la sua di testa- e, se per caso avesse ancora qualche ciocca speranza di desistere, perderebbe la contesa e le si drizzerebbero pure quei quattro peli ultimi rimasti a scorta, come riporto di chissà cosa. A quel punto non c’ è più scampo, tant’è che scambi per un prepuzio indiano il totem capo dei tuoi neuroni. Ed è proprio lì che ti girano i coglioni e ti spunta pure una lacrimuccia, perché ti coglie un po’ di sorpresa quel certo imbarazzo, e un senso di profondo sconforto sale con un gran magone, mentre ti ricordi i bei vecchi tempi andati e un po’ ti ci rivedi in quella gran testa di cazzo che ha cambiato di posto al tuo pantalone. Ti piacerebbe resistere al tempo e non rassegnarti alla resa e non puoi nasconderlo. Tutto questo ti si legge chiaro in testa. Che ce l’ hai scritto sulla fronte, che lo sanno tutti che è solo una cappella e non un cappello quello che porti in testa. Non puoi più tenerli segreti quei tuoi sporchi pensieri, che il tuo corpo ormai è finito e non risponde più ai comandi perché vorrebbe un altro spazio, una nuova dimensione, non più finita ma infinita, metà-fisica e metà spiritosa. Non finger dunque oltre di non capire e piuttosto prega, testa di cazzo; che non è una cappella, almeno non più in quel senso, quel che ti frulla ora in testa è che la domanda del tuo corpo è finalmente diversa. Sii dunque saggio e fai la giusta richiesta; che è cappella ma per pregare, quell’ eccitante rumore d’ ormoni che senti dentro e ancora lievitare. Poi un giorno, i bastardi, hanno inventato il Viagra: lo hanno fatto apposta per rovinarmi anche quest’altra prosa. Vaffanculo a loro e a me che ci sto ancora appresso. Che quando scopo, prego solo di non morire, e alla fine è pure un doppio orgasmo. Ma poi penso che, se anche morissi, chi se ne frega, anzi è pure meglio: muoio dentro dove sono venuto e nato. Sai che figata finirla così la nostra preghiera? Arrendersi a Dio dalla parte della vita. Si va in paradiso godendo e con tutto il sacrosanto diritto, per aver creduto che fosse solo quella la strada giusta per toccare il cielo.